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Interviste - Commissariato Italiano Esposizione Universale di Shanghai 2010

Giancarlo Basili
Giancarlo Basili

Intervista a Giancarlo Basili, progettista dell’allestimento del Padiglione italiano per l’ Expo di Shanghai 2010

Dott. Basili, percorriamo insieme gli ambienti del Padiglione Italiano. Da dove è nata l’ispirazione per il percorso espositivo?
L’idea espositiva generale nasce dalla scelta di guidare il visitatore non con un linguaggio verbale e didascalico, ma visivo e sensoriale.
Insieme alla Triennale di Milano abbiamo ideato questo percorso che parte dal boccascena del teatro palladiano (in scala 1:2), opera architettonica dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco, in rapporto alla grande installazione sulla parete che reca la scritta “La città dell’uomo, vivere all’italiana” in trentasei lingue, concepita come un grande bassorilievo; la sovrapposizione dei diversi caratteri tipografici forma l’ideogramma FU, felicità in cinese.

Il concetto visivo è proprio questo, l’attraversamento di questa grande architettura ci porta in una stanza che mette in rapporto l’innovazione tecnologica passata e presente (Isotta Fraschini, Aprilia, Montante, Vibram) con l’arte moderna italiana (Burri, Consagra, Fontana, Capogrossi).

Installazioni imponenti e simboliche che colpiscono il visitatore e lo fanno sentire immediatamente parte di un modo di “vivere all’italiana”, è corretto?
Sì, la nostra prima idea è stata proprio quella di catturare lo sguardo del visitatore mediante l’attraversamento di queste installazioni, concetto che si è sviluppato naturalmente dallo spazio architettonico progettato dall’architetto Giampaolo Imbrighi. Devo dire che in tutto questo percorso emerge la mia provenienza professionale, ovvero quella di scenografo cinematografico e teatrale. La grande libertà creativa che mi è stata data mi ha permesso di raccontare l’Italia attraverso sensazioni, sguardi e meraviglia, evitando le metodologie espositive tradizionali alle quali siamo abituati in questo genere di eventi. L’esempio più esplicativo di quest’idea lo abbiamo nella corte centrale: l’orchestra sinfonica a parete che improvvisamente ci troviamo di fronte, lo schema costruttivo della cupola di Santa Maria del Fiore (in scala 1:5) che attraversiamo, la riproduzione musiva alta 19 metri di una piazza di De Chirico sono installazioni che hanno l’intento di meravigliare e stupire lo spettatore mescolando le varie arti.
Così come una serie di fotogrammi cinematografici catturano il nostro sguardo e ci portano a sognare, così anche queste installazioni ci mostrano i diversi linguaggi artistici della tradizione italiana, mescolati fra loro. I manichini fuori scala alti quattro metri vestiti da quattro grandi stilisti (Versace, Prada, Ermenegildo Zegna e Dolce e Gabbana) si stagliano sul mosaico di De Chirico diventando parte integrante della sua opera.

Non solo cinema, però, ma anche uno spettacolare omaggio ad un altro pilastro della nostra cultura: il cibo.
Certo, in un continuum senza interruzioni tra arte e buona tavola, che in fondo è arte anch’essa. Attraversando l’orchestra (omaggio al film di Fellini “Prova d’orchestra”), arriviamo nella stanza “A bite of Italy”, dedicata al mondo alimentare. Qui emerge da terra un grande ulivo secolare, come se sfondasse il pavimento. A soffitto, ribaltato, un campo di grano e papaveri.
Questa installazione è stata pensata in modo tale da disorientare lo spettatore, il quale si trova improvvisamente di fronte a un’immagine effimera e inafferrabile con cui abbiamo voluto rappresentare il paesaggio italiano. Le 80.000 spighe di grano e i 20.000 papaveri sovrastano due grandi supporti trasparenti i quali ospitano, come fossero oggetti preziosi, centinaia di tipologie di vino e di pasta.

Dal cibo, esempio di eccellenza “artigianale” del nostro Paese, alla vera e proria stanza dedicata alle abilità “del fare”. Cosa accade qui?
Nella stanza “The Making of” siamo di fronte a un vero e proprio set cinematografico allestito all’interno di una teca trasparente (una sorta di “acquario”), che ospita uno spazio-laboratorio artigianale, dove si alterneranno quindici eccellenze italiane (artigiani delle calzature, del restauro, della liuteria, della pasticceria ecc.) . Intorno alla teca troviamo otto oggetti significativi del nostro design: la poltrona “Fiocco”, uno chandellier di Foggini, una libreria di Rossi, un Trumeau Fornasetti, il divano “Michetta” di Gaetano Pesce, il vaso “Flow” di Hadid, la colonna “Horm”, il “Fildefer” di Castellani.

Accanto troviamo lo spazio dedicato all’architettura dove sono esposti sei arazzi del Paliotti, il modellino del teatro Massimo di Palermo, quello del Pantheon e due tele del Canaletto. A parete abbiamo il paesaggio italiano, raccontato dai fotografi Vincenzo Castella, Giovanni Chiaramonte, Stefano Graziani, Paolo Rosselli e Giovanna Silva.

Il Padiglione punta molto non solo sull’immagine degli elementi più tradizionali riconducibili all’Italia, ma anche sulle sue eccellenze nei settori più moderni della produttività e dell’impresa. Come?
Un’intera area, la stanza “I-tech”, è dedicata a questo. Si tratta di un grande spazio che illustra l’innovazione tecnologica in campo industriale, esponendo gli oggetti come fossero opere d’arte: le sedie di Cassina, Kartell e Magis si librano sui visitatori su un grande albero-scultura.

Alzando lo sguardo vediamo l’immagine a soffitto di una fotografia satellitare che riproduce l’Italia, un’immagine di 500mq che sovrasta tutte le installazione presenti in questa stanza. Le lampade di Artemide, Flos e Fontanaarte, poggiano su una struttura in acciaio che richiama il petali di un fiore. Per illustrare il progetto Mose sul sistema di paratie di protezione nella laguna di Venezia ho scelto di ricostruire una delle enormi cerniere-connettori, la quale, esposta su una base luminosa, diventa una grande opera scultorea, un video esplicativo chiarisce visivamente la complessità del progetto ingegneristico. Oltre questi sono presenti i prodotti Brembo, Piaggio, Comau, Dainese, Pirelli, Ferrari.

Insomma, un vero e proprio viaggio attraverso la bellezza e la cultura del nostro Paese…
Sì…proprio come dentro un film.

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